Pagina:Latini - Il Tesoro, 1, 1878.djvu/242

170


Tu dici: Io veggo l’aere, io veggo il foco,
     L’acqua, e la terra, e tutte lor misture
     Venir a corruzione, e durar poco:
E queste cose pur fur creature;
     Perchè, se ciò che ho detto è stato vero,
     Esser dovrian da corruzion secure.
Gli angeli, frate, e il paese sincero
     Nel qual tu se’, dir si posson creati,
     Sì come sono, in loro essere intero;
Ma gli elementi che tu hai nomati,
     E quelle cose che di lor si fanno,
     Da creata virtù sono informati.
Creata fu la materia ch’egli hanno,
     Creata fu la virtù informante
     In queste stelle che intorno a lor vanno.
L’anima d’ogni bruto, e delle piante,
     Di complession potenziata tira
     Lo raggio e il moto delle luci sante.
Ma nostra vita senza mezzo spira
     La somma beninanza, e la innamora
     Di sè, sì che poi sempre la disira (Par. VII).

Con questa dottrina sono commentati anche i versi:

Innanzi a me non fur cose create
     Se non eterne, ed io eterno duro (Inf. III).
Chiamavi il cielo, e intorno vi si gira,
     Mostrandovi le sue bellezze eterne (Purg. XIV).
Trivïa vide tra le ninfe eterne
     Che dipingono il ciel per tutti i seni (Par. XXIII).
La divina Bontà, che da sè sperne
     Ogni livore, ardendo in sè sfavilla,