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DE PARADOSSI 98

stra lo dispregio delle cose divine, fu cercato diligentemente dove fusse questo nuovo parto, et come piacque al reggitor del mondo, mai si puote ritrovare questo infelice, il quale essendo pervenuto poi all'eta virile, innamorossi d'una sfacciata meretrice detta per nome Hermia, et talmente se ne invaghi, che prese ella un giorno ardire, di porgli la sella sul dosso, cavalcarlo, stratiarlo et al tutto vituperarlo, a costei finalmente fece fare ordinatamente tutti li sacrificii che far si solevano alla Eleusina cerere, parvi che questo fusse inditio d'una mente pia? d'un animo religioso? essendo adunque delle divine cose si gran sprezzatore? non vi pare che meriti che li nostri reverendi baccalari ad ogni parola l'habbino in bocca, d'altro non si ragioni per e chiostri loro, ne altro s'oda per e pergami allegare. Fu dimandato una volta essendo io in Padova, a' monsignor Bembo, perche non andasse la quaresima alle prediche? rispose egli incontanente, che vi debbo io fare? poscia che mai altro non vi si ode che garrire il dottore sottile contra il dottore Angelico, et poi venirsene Aristotele per terzo, a terminare la quistione proposta. Pensarono gia alcuni fratocchi brodaiuoli, non poter far meglio che invecchiare in tal lettione affermando senza Ariftotele non potersi intendere la scrittura santa, ne mai haver huomo alcuno (per acuto che egli fusse) potuto intendere la materia della prede-


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