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CAPITOLO XXXVI.


NArrasi anco questa bella sentenza d’Esopo ed invenzione veramente sottile, ingegnosa, e degna di maraviglia. Trovandosi Xanto co’ suoi discepoli in un convito, e quivi come che fosse loro costume invitandosi l’uno l’altro a vuotare i pieni bicchieri, e secondo il consueto loro proponendosi dubbj, e questioni; vide Esopo, per lo disputare, e per il caldo fumo del vino, che già troppo i cervelli riscaldava, che Xanto a tubarsi cominciava: per il che disse egli: Padrone io vi ricordo esser necessario, che il vino (acciocchè non levi altrui il vedere, ed il sapere) ebbe tre temperamenti. Il primo del piacere della gola: il secondo della ubbriachezza; il terzo della villania; da’ quali, come si preterisce il primo, gli altri due difficilmente osservare si possono. Però voi, che largamente bevuto avete, e con troppo piacere ribevuto, l’altre due discrezioni, e temperamenti agevolmente lasciar potreste. Quivi un discepolo di Xanto vedendo il Maestro già molto ben allegro, e fumante, addimandollo s’egli era possibile che un uomo tutto il Mare bevesse. Rispose il filosofo non solemente esser possibile, ma che il farlo agevole cosa fosse, e che a lui dava l’animo di beverlo tutto, talchè pur una gocciola non anderebbe a male. Il discepolo opponendosi a cotal proposta offerta, e il maestro ostinandosi di eseguire il suo detto; vennero alle scommesse. Xanto disse, che se ciò egli non faceva, voleva la sua casa perdere. Accettò questa condizione lo scolare, e quella con giuramento, e pegno insieme stabilirono. Venuto finalmente il fine del ben mangiare, e meglio be-