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degli dei, che servire al destino dei fisici, da che quella copre la speranza col pretesto di onorare gli dei, questa non ha che l’inesorabile necessità. Stimando il sapiente non essere, come giudica il volgo, nè una dea la fortuna, poichè dio non opera disordinatamente, nè una cagione instabile; perchè e’ non crede che si permetta da questa il bene o il male per la felicità dell’umana vita; ma fornir essa per altro i principii dei grandi beni o mali. Miglior cosa pensando essere sfortunato ragionevolmente, che irragionevolmente felice, perchè è meglio che da ragione sia dirizzato ciò che bene si giudica nelle azioni. — Queste cose adunque e le affini a queste medita continuamente di giorno e di notte in te stesso e con chi ti assomiglia, e non mai, nè vegliando nè in sogno, sarai conturbato, ma vivrai come un dio tra gli uomini; chè non è per nulla simile ad animal mortale l’uomo che vive in immortali beatitudini.“

Ogni maniera di divinazione distrugge Epicuro tanto nella Piccola epitome che altrove; e dice: La divinazione non esiste, ma se anche esiste, non è da credere che dipenda da noi ciò che accade. — Queste cose anche, intorno a quello che ha relazione coll'uso della vita, e molte altrove, discorre.

XXVIII. Circa il piacere e’ differisce da’ Cirenaici. Poichè costoro non ammettono il quieto, ma quello soltanto che si muove, ed egli entrambi, dell’anima e del corpo, come dice nel libro Della scelta e della fuga, ed in quello Dei fini, e nel primo Delle vite, e nell’£pistola ai filosofi in Mitilene. Parimente anche Dioge-