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pirrone. 311

o non apparente di non apparente, o don apparente di apparente, o apparente di non apparente. Ora null’avvi di questo; però non segno. L’apparente dunque non è dall’apparente, poichè ciò che appare non ha mestieri di segno, il non apparente dal non apparente, poichè deve essere apparente ciò che si discopre da qualcuno; il non apparente poi non può apparire dall’apparente, da che vuol essere apparente ciò che offre ad altro occasione di essere compreso; l’apparente, in fine, non è dal non apparente, poichè il segno appartenendo a ciò che ha relazione con qualche cosa, dev’essere compreso con ciò di cui è segno; e questo non è. Nessuna dunque delle cose oscure si può comprendere, poichè per segni, dicesi, comprendonsi le oscure. — E cosi anche tolgono di mezzo la causa. La causa è fra le cose che hanno relazione ad alcun che, poichè l’ha con ciò ch’e causato. Ora le cose relative si pensano dalla mente soltanto, ma non esistono, e la cagione quindi sarebbe solo intellettiva; poichè se è causa, deve starsi unita a quello di che si dice cagione, altrimenti non sarebbe cagione. E a quel modo che il padre, senza ch’esista colui pel quale dicesi padre, non saprebbe esser padre, così eziandio la causa. Ora non esiste la causa in relazione a ciò che si concepisce, poichè non generazione, non corruzione, non altro che; dunque non v’è causa. Che se v’è causa, o un corpo di un corpo è cagione, o una cosa incorporea di una cosa incorporea; ora nulla di questo; dunque non v’è causa. Però un corpo di un corpo non potrebbe esser cagione, da che entrambo hanno la stessa natura. Che se l’uno dei due si dirà