Pagina:La vecchia casa - Neera, 1900.djvu/254


— 239 —

rezza della sua nudità; era un povero braccio scarno, madido di sudore; Anna guardandolo lo confrontò mentalmente colle proprie braccia. E tornò e sentire il ribrezzo di quella carne nuda, perseguitata dall'odore straniero che emanava e da quell'altro odore preferito da Elvira, l'odore molle e scipito d'eliotropio che trovavasi in tutte le sue biancherie e che nell'ambiente chiuso, tra la fuga sottile degli eteri schierati sul tavolino, metteva una nota bassa leggermente nauseabonda.

— Dio le fa la grazia — disse la suora — non vede come riposa in pace?

Metodicamente, colla calma dell'abitudine, la suora prese una boccetta di fra le tante che erano sul tavolino e ne versò alcune goccie in un bicchiere; poi andò a riporre la boccetta sopra una mensola riflettendo a voce alta:

— È meglio. Uno sbaglio è subito commesso. Anna volle guardare la boccetta che la suora