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Margherita. (prendendogli la mano) Signor Duval, accettereste voi un mio consiglio?

Armando. Parlate.

Margherita. Se è vero quanto voi mi diceste, lasciate da questa sera Parigi e dimenticatemi, oppure, se realmente non lo potete, amatemi come un buon amico e nulla più; venite qualche volta a trovarmi; noi rideremo, parleremo; ma non figuratevi in me un tipo eccentrico, perchè, a dirvi la verità, valgo ben poca cosa. Voi avete un cuore nobile e franco, avete bisogno d’esser amato da una donna che abbia la forza di corrispondervi come voi meritate: voi vedete che io sono una buona fanciulla e che vi parlo sinceramente.

Armando. Margherita, e se io vi dicessi che ho passate delle intere notti sotto le vostre finestre! se io vi dicessi che da sei mesi conservo un bottone caduto dal vostro guanto?

Margherita. Non vi crederei.

Armando. Avete ragione, sono un originale; ridete di me, è quanto di meglio potete fare. Addio.

Margherita. Armando?

Armando. Mi richiamate?

Margherita. Non vorrei vedervi partire in collera.

Armando. In collera con voi! ma lo potrei io forse?

Margherita. Aspettate. Nelle vostre parole, nella vostra leale e nobile affezione v’è qualche cosa che mi obbliga a credervi; ebbene, eccovi la mia mano, signor Duval... tornate da me, e ne riparleremo.

Armando. La vostra mano? oh! è ben poca cosa, o Margherita, per quello che io vi chiedeva.

Margherita. Allora, se ciò non basta, dite quello che