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tempo probabilmente, nel quale si affaticò a finire il Compendio del Baronio, da lui cominciato più anni addietro, e di cui esistono alcune copie a penna in quattro tomi, una delle quali conservasi in questa biblioteca estense. Avea egli cominciata quest’opera in latino; ma poscia la stese in italiano: e il Muratori muove qualche sospetto che il Compendio latino dei medesimi Annali, pubblicato nel 1635 da Lodovico Aureli perugino, fosse quel desso che già scritto avea il Tassoni; il qual sospetto però non sembra abbastanza fondato. Nel 1626 cominciò egli a provare sorte alquanto più lieta. Dal cardinal Lodovisio nipote di Gregorio XV. fu preso al servigio coll’annuo stipendio di 400 scudi romani, e colla stanza nel suo palazzo. Dopo la morte di quel cardinale, avvenuta nel 1632, passò il Tassoni alla corte del duca Francesco I., suo natural sovrano; e n’ebbe il titolo di gentiluomo trattenuto e di consigliero, con onorevole stipendio e abitazione in corte. Ma tre anni soli godette del nuovo suo stato; e venuto a morte a’ 25 d’aprile del 1635, fu sepolto in San Pietro.

Io ho accennato la più parte delle opere dal Tassoni composte, lasciando di parlare di alcune altre di minor importanza e per lo più inedite, delle quali fa menzione il Muratori; e differendo ad altro luogo il trattare delle Annotazioni sul Vocabolario della Crusca, a lui attribuite. Ma ora dobbiam dire di quella per cui egli è celebre singolarmente, cioè della Secchia Rapita. Oltre ciò che intorno alla storia di questo poema racconta il Muratori nella vita del poeta, più minute notizie ancora ne abbiamo nella prefazione dal ch. dottor Giannandrea Barotti premessa alla magnifica edizione fattane in Modena nel 1744; ove diligentemente espone quando il Tassoni si accingesse a comporlo; come per più anni se