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136 | emilio salgari |
— Sono pronto a sfidare la battaglia, pur sapendo che cadrò crivellato di palle.
— Ed io pure sono del vostro parere — disse Turner, con voce commossa. — Preferisco anch’io la morte in campo aperto, piuttosto che sentirmi cuocere a poco a poco.
«Mano alle scuri, amici, ed allarghiamo ancora la feritoia, per poter passare.
«Poi accadrà quello che Dio vorrà.
Harry e Giorgio impugnarono le armi e si misero a picchiare rabbiosamente, per allargare l’apertura.
Intanto John e Turner avevano issata, sulle altre casse, quella contenente le munizioni, perchè non scoppiasse prima d’aver lasciata la piccola fortezza.
Il fumo trapelava abbondantemente attraverso le fessure della botola, ed essendo i fastelli formati di legna resinosa, mandavano un puzzo insopportabile e provocavano dei violenti colpi di tosse.
Tutta la tana del grizzly ormai era in fiamme, e la vòlta cominciava ad ardere, mentre la spessa corteccia del colosso cominciava a scoppiare e ad accartocciarsi.
Il gigante correva il pericolo di diventare una torcia smisurata, saturo di resina come era.
Fortunatamente le due scuri, quantunque molto arrugginite, tagliavano magnificamente, ed Harry e suo fratello possedevano dei buoni muscoli.
La feritoia si allargava rapidamente e le schegge di legno volavano da tutte le parti, sotto la tempesta incessante dei colpi.
― Presto!... Presto!... ― gridava Turner, il quale si sentiva soffocare — La polvere... la polvere... se scoppia, salteremo tutti!...
Ancora sette od otto colpi, gli uni più terribili degli altri, e l’apertura fu giudicata sufficiente per lasciar passare un corpo umano.
Una temperatura da forno regnava già nel rifugio. La cassa delle munizioni non doveva tardare a scoppiare come una bomba.
Brancolando fra il fumo diventato ormai densissimo, John e Turner raggiunsero i loro compagni, gridando:
— Saltate!... Saltate!...
E uno ad uno, i quattro uomini, portando con sè oltre i rifles anche gli archibugi si gettarono nel vuoto fra i turbini di fumo che rasentavano i fianchi del big-tree.