Pagina:La scaccheide.djvu/33


* xxvii. *

E de l’ugne ferrate a i colpi a i salti
495Tinto di due colori il campo geme.
Al nemico il nemico è presso, e tutti
Ugual furore i crudi cori infiamma.
Tutte le genti insieme e bianche e negre,
Ambe le squadre, e Capitani e Fanti
500Per la sanguigna arena in un confonde
La fiera alterna zuffa, ove non meno
De la virtude anco Fortuna ha parte.
Or questi si vedean già vincitori
Per tutto il piano ributtar le avverse
505Cedenti schiere, ed or tornarsi a dietro
Rivolti i freni, e a l’impeto nemico
Ceder il luogo, e con vicende alterne
Tutto ondeggiar de la battaglia il campo.
Così l’onde marine, allor che guerra
510De l’Eolia prigion sciolti da i lacci
Si fanno gli Euri, e volgono sossopra
L’ondisonante Ionio, o il mar d’Atlante,
Spingono al curvo lido alterni i flutti.
Incrudelisce intanto, e danni e stragi
515Sparge la bianca Amazone, e feroce
Mille sola affrontar non ha timore.
Mentre s’avanza, e mentre torna, pria
Il nero Arcier, poi l’Elefante atterra;