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carono chiodi nelle pareti, disposero gli arnesi recati dal paese.

Poi spazzarono la chiesa e i cortili, e gli uomini pulirono il pozzo, la cui acqua, come tutte le cose appartenenti alla chiesa, aveva, secondo il popolo, virtù miracolose.

Tutto il giorno arrivò gente: anche dai monti selvaggi della Barbagia giunsero uomini vestiti d’orbace, e donne dal cappuccio rosso.

I due cortili si cambiarono in un piccolo villaggio: la campanella squillava sempre, suonata dai fanciulletti già violenti e maneschi, che battevano tutto il paesaggio intorno animando l’immensa solitudine con le loro corse, con le loro grida di uccelli selvatici.

Il cappellano stava sempre a mensa con le gambe accavalcate, e la nappa della papalina sull’orecchio. Intorno gli si stendeva un quadro di figure caratteristiche. E tutti gridavano e ridevano.

Le donne accudivano alle loro faccende entro le stanzette: la prioressa e le donne che, per eredità secolare, facevano parte del comitato per la festa (ed erano le discendenti dei fondatori della chiesa, fra le quali soltanto venivano elette a turno le prioresse) cucinavano ogni giorno grandi caldaje di mi-