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sentito dalle popolazione milanese, e le Società d’incoraggiamento delle scienze, lettere ed arti fattasi in ciò interprete del pubblico voto dirigeva alla Rappresentanza municipale l’indirizzo che qui riproduciamo.

“La voce corsa che l’impresa delle strade ferrate lombardo-venete voglia collocare la stazione centrale di Milano più o meno prossimamente al giro esterno delle mura tra la Porta Orientale e la Porta Nuova, estendendola dal fianco dello stradone di Loreto sino al Naviglio della Martesana, ha indotto la Società d’incoraggiamento di scienze, lettere ed arti ad esprimere il suo voto in affare di sì grave interesse comune, e pel quale vivamente si è commossa in questi giorni l’opinione del paese. Persuasa che, ove trattasi di pubblico servizio e di comodità cittadina, nessuna opinione può riputarsi superflua, che anzi è dalla somma delle opinioni degli interessati che risultar deve in tal caso il giudizio sull’opportunità delle opere; persuasa inoltre di farsi essa stessa interprete del voto generale del paese, manifestandosi con non dubbii indizii intorno al progetto annunziato, la Società, dopo aver ponderato le varie ragioni di convenienza e d’utilità pubblica che persuadono o sconsigliano dall’eseguire la stazione nel luogo prescelto, fu concorde nel riprovare un tal progetto. In questo voto venne confermata dalla convinzione che il lungo tratto di circuito della città compreso fra le linee delle ferrovie può offrire altri punti idonei alla stazione senza aggravio considerevole di difficoltà, e colla medesima opportunità di pubblico servizio, fors’anco col vantaggio d’una posizione interna e meno lontana dal centro della città: laonde, rimossa l’obbiezione di una necessità insuperabile, restò solo a giudicare e condannare lo sconcio recato da quel progetto al luogo più ameno della città, al solo luogo predispoto dalla natura, dall’arte, dal costume al convegno quotidiano dei cittadini. A fronte del danno irreparabile che quella stazione porterebbe al geniale passatempo del corso, disturbando i socie-