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sollecitandolo; egli andava qua e là cercando qualche cosa che non trovava. Finalmente sedette davanti il tavolino e cominciò a scrivere.

Dapprima copiò i versetti della porta stretta «entrate per la porta stretta; ecc....» poi li cancellò e sul rovescio del foglietto scrisse:

«La prego di non aspettarmi più. Noi ci siamo avvolti scambievolmente in una rete d’inganni: bisogna tagliare subito per liberarsi, per non cadere a fondo. Io non verrò più: mi dimentichi, non mi scriva, non cerchi di vedermi più».

Scese e chiamò la madre nel corridoio d’ingresso: le porse la lettera, senza guardarla.

— Portatela subito, — disse con voce rauca, — procurate di consegnarla a lei, e venite via subito.

Si sentì portar via dalle mani la lettera e corse fuori, di nuovo momentaneamente sollevato.

La campana suonava già il terzo tocco, sopra il paesetto silenzioso, sopra le valli