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ed egli in principio s’era talmente ingannato da scambiarla con la vita eterna.

Amare, essere amato; non era questo il regno di Dio sulla terra? E il suo petto si gonfiava ancora al ricordo. Perchè tutto questo, o Signore? perchè tanta cecità? Dove cercare la luce? Era ignorante; e sapeva di esserlo; la sua coltura era fatta di frammenti di libri dei quali non intendeva intero lo spirito: la Bibbia sopratutto lo aveva plasmato col suo romanticismo e il suo verismo d’altri tempi: quindi non si fidava neppure di sé stesso, delle sue ricerche interiori: sapeva di non conoscersi, di non essere padrone di sé stesso; d’ingannarsi, d’ingannarsi sempre.

Gli avevano fatto sbagliare strada. Era l’uomo degli istinti, luì, come i suoi padri mugnai o pastori; e poiché non poteva abbandonarsi all’istinto soffriva. Ecco che ritornava alla prima diagnosi del suo male, alla più semplice e giusta: soffriva perchè era uomo, perchè aveva bisogno della donna, del piacere, di generare altri esseri: soffriva perchè lo scopo naturale