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tersi dal formicolio che fermava il suo sangue; poi si vestì, stringendosi forte la cinghia alla vita e avvolgendosi bene nelle sue vesti come aveva veduto i cacciatori stringersi la cartucciera e avvilupparsi bene nel cappotto per andare sulla montagna.

Quando infine spalancò la finestra e vi si sporse gli parve di riaprire finalmente gli occhi alla luce del giorno, dopo l’incubo notturno; di essere finalmente uscito dalla prigione di sè stesso e di rifar pace con le cose esterne; ma era una pace forzata, piena di rancore nascosto; e bastò ch’egli si ritraesse, passando dall’aria fresca dell’esterno all’aria calda e profumata della sua camera, perchè l’angoscia lo riafferrasse, ricacciandolo dentro sè stesso.

Allora fuggì di nuovo, pensando che cosa doveva dire alla madre.

Sentiva la voce un po’ roca di lei scacciare le galline che tentavano d’invadere la saletta da pranzo; e il loro svolazzare lento: e l’odore del caffè bollito e della fresca erba di fuori.