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— Questa mattina presto sono stato a vedere il malato. Ha la febbre a quaranta: polso cento e due. Secondo il mio debole parere, ha infiammazione ai reni. La nipote voleva che io gli somministrassi il chinino (la guardia aveva in consegna i medicinali e si permetteva di visitare ì malati, oltre che per dovere d’ufficio, per darsi l’illusione di sostituire il medico, il quale saliva al paesetto solo due volte la settimana). Ma io dissi: piano, donna; secondo il mio debole parere qui ci vuole la purga, non il chinino. La donna piangeva, senza lacrime, però; così Dio mi fulmini se giudico temerariamente. E voleva che andassi di galoppo a chiamare il dottore. Il dottore viene domani mattina, domenica, dissi io, e se ti preme tanto manda per conto tuo un uomo a chiamarlo. Il malato può pagarsi la visita del medico, per morire, dopo aver passato tutta la vita senza spendere. Ho parlato bene?

Attese, grave, l’approvazione del prete. Ma il prete guardava il cane, docile e