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la leggenda di tristano 189


poteste abandonare per neuna dama o damigella, che fosse al mondo overo ch’essere potesse, tanto mi fidava di voi. Ma ora veggio che a me è tutto fallito lo pensiere, quando io veggio e so certamente che voi avete per vostra dama Isotta dele bianci mani e so bene che voi avete co lei molto grande sollazzo e diporto, a tutto vostro volere. E io lassa e dolorosa non fino di piangere e di fare grande dolore, ricordandom’io di voi. Onde sappie, amico, ched io non vi posso mandare a dire la centesima parte dele mie pene e de’ miei dolori, imperciò che a me sí falla lo cuore di pensare e la lingua di dire e gli occhi sí mi fallano per vedere e le mani sí mi fallano per iscrivere. E tutto questo sí m’adiviene per lo grande dolore, lo quale io sento per voi. Onde sappie, amico, ched io sí feci questo brieve con incostro, lo quale io gitto giorno e notte per voi. E imperciò io sí vi mando Braguina, la quale vi dirae tutte le mie pene, perch’io a voi no le posso tutte significare per mie lettere. Imperciò ched io per piú fiate sí riscrissi questo brieve, per le molte lagrime le quali io abo gittate per voi. E imperciò, dolce mio amore, vi mando a dire che vi piaccia di venire a mee, e venite imprima ched io muoia per voi, sappiendo voi, amico, che se voi non venite a me ed incontanente, io m’ucciderò per voi». Queste parole dicea lo brieve.


CXLIV. — Ma in questa parte dice lo conto, che quando T. ebe letto lo brieve, ed egli sí incominciò a fare lo maggiore pianto, che giamai fosse fatto per uno cavaliere. E dicea infra se istesso: «Oi lasso me doloroso, quanto dolore sostiene la mia dama per me e quanti martiri!». Molto menava grande dolore T. di questa aventura Ma quando Ghedin intese queste parole e vide lo grande lamento, lo quale facea T., incominciossi molto a maravigliare, ond’iera venuto questo dolore cosi novellamente. E istando per uno poco, disse Ghedin a T.: «Io vi priego che sí mi dobiate dire ond’è venuto questo dolore lo quale io vi veggio fare, cosí grande, e quale è la cagione, imperciò ch’io so che stamane noi sí partimo dalo palagio