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108 la leggenda di tristano


somigliante. E lo re, quando vide li suoi cavalieri a terra de’ cavagli, sí comanda incontanente che due cavalieri si prendano l’arme e vadano a combattere coli cavalieri. Ed allora incontanente sí fuerono armati due cavalieri e vegnono ala battaglia molto tostamente. E li due cavalieri erranti bene monstrano loro forza ed ora feggiono ali due cavalieri di Cornovaglia e sí mettono li cavalieri e li cavagli in due monti. E lo re Marco, quando vide questa aventura, incontanente comanda che debiano pigliare l’arme X cavalieri, e fue fatto suo comandamento, e sí comanda loro che vadano a combattere tutti insieme coli due cavalieri erranti. Ed allora sí andarono a combattere. E quando madonna Isotta ebe vedute queste cose, disse a T.: «Andiamo a vedere sí come li cavalieri di Cornovaglia combattono coli cavalieri aventurosi». Allora vegnono ala piazza, lá dov’iera la battaglia deli cavalieri, e videro che diece cavalieri di Cornovaglia andavano a combattere con due cavalieri erranti. E T. incontanente sí n’andoe al re Marco e dissegli: «Re Marco, tu vitoperi oggi Cornovaglia, quando tu mandi incontra a uno cavaliere errante se non un altro cavaliere». E lo re rispuose e disse ch’egli vi ne manderebe tanti che vuole che li cavalieri erranti siano vinti. E allora sí si incomincia la battaglia e li due cavalieri erranti sí feggiono ali X cavalieri e prima ch’egli rompano le lancie ciascheduno abbatteo tre cavalieri. E dappoi sí mettono mano ale spade e incominciano a fedire ali cavalieri e danno di grandi colpi. Sí che T. vedendo combattere li due cavalieri, disse alo re Marco: «Or potete vedere due molto franchi cavalieri e bene mostrano loro prodezza francamente». Sí che l’Amoratto e suo compagno sí ebero vinti li dieci cavalieri di Cornovaglia. Or sí ritornano a piede dell’albero e anche dimandano giostra. Allora comanda lo re Marco a T. e disse: «T., prendi l’arme e vae a combattere coli due cavalieri». E T. rispuose e disse: «Questo non fare’ io, imperciò che a me non sarebe nessuno onore, dappoi che tanto hanno fatto d’arme e mostrata loro prodezza ed apertamente». Allora comanda lo re a T. che prenda l’arme e per ciò ch’egli gli è