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Non soltanto io facevo una ben magra figura con la bicicletta a mano; ma una grande stanchezza si impossessò di me dopo qualche chilometro. Mi assalì una specie di nausea, un sudore freddo mi bagnò la fronte, la camicia ventilò gelata su le carni; e invece di seguitare a confortarmi con la bella idea che salire equivale a conquistare una virtù, mi venne il sospetto che potevo conquistare anche una polmonite. Il garretto sopra tutto si stendeva faticosamente.

(Allora, a tanta lontananza dal tempo in cui leggevo Omero, capii bene perchè questo miracoloso poeta dice sempre degli eroi morenti: απολυςντο τε γυαι, «si sciolsero le ginocchia». Sì, i grandi poeti hanno l’istinto della verità, ma di quelle verità che più splendono come più ci allontaniamo col tempo. Essi sono simili ai fari del mare: da presso non hanno luce: rifulgono soltanto da mezzo il mare, e la loro luce serena è di conforto nel periglio e nella morte. Perciò le opere dei grandi poeti sono chiuse sotto sigilli, ed ogni età ne comprende quel tanto che è a lei confacente.)

Io fui turbato a questo senso di sfinitezza profonda e sarei, forse, tornato indietro, se