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Anche per me il nirvana sotto il sole, è finito: la sera diventa buia; la sera è fredda: io sento non so quale voce di lamento, parlato dalle cose. Il sole del mattino è fosco: non ha più forza di sciogliere le brine. Io domando con la stupidità di un bambino al vecchio paron Jusèf, il filosofo che scruta il cielo e il mare, se avremo ancora bei giorni, come prima, giorni caldi, senza vento. Il vecchio pur vorrebbe darmi risposta quale io desidero; mi guarda a lungo, e fra le crespe del volto si forma un sorriso, del quale questo è il senso: «O voi vi beffate di un povero vecchio, oppure è cosa incomprensibile che un uomo di studio faccia le domande che può fare un bambino. La domanda che voi mi fate equivale a quest’altra: Tornerò ancora giovane? Sì, quando vostra madre vi partorirà un’altra volta». Quindi a chiara voce mi dice: — È facile invece che abbiamo qualche settimana di pioggia. C’è il caligo alla mattina, e il caligo non sbaglia.

Sì, il caligo è grande! Chi non lo avverte è il marinaio, mio padrone di casa. Egli pianamente, quasi piamente, dissoda un suo orticello in cui l’anno scorso piantò le patate e quest’an-