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Entrando in Comacchio in quell’ora vespertina ci parve di addentrarci fra le ruine di un castello disabitato; ma ecco apparire qualche lumino per la via, lontano, alle finestre; ecco un suono cupo di voci in un dialetto incomprensibile; e infine ecco uno sbatacchiamento sonoro di zoccoli come un coro di rane che si leva dal pantano quando vi si proietta la luna.

— Ma dunque Comacchio è abitata?

— Altro che abitata! Sono tutti raccolti qui, su questa lingua di terra! — Così il duca nostro.

— Sente nell’aria odor di anguille? — mi domandò l’avvocato malignamente.

— Non mi pare, — risposi, — però avverto una vibrazione di afrore speciale nell’atmosfera; ma che ciò sia dovuto alle anguille, non saprei giudicare.

— Veda, — disse allora l’Armuzzi accortamente, — con quest’aria si potrebbe fare un’eccellente specialità farmaceutica da consigliare ai coniugi desiderosi di prole.

— E.... influisce questa atmosfera sulla demografia comacchiese?

— Enormemente!

— Eppure non vedo sciami di bimbi!