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late, fatte a scarpata, che si ergono da praterie smaltate o da cumuli fioriti; con le stesse cornici frastagliate della roccia, coronate da un campanile o ornate, in cima, da scuro fogliame. Sulle bianche strade sotto di noi le file di automobili e di carriaggi, tirati da muli, si allungavano con velocità uniforme, procedendo verso i vari depositi.

Ad un certo punto ne vedemmo passare per una lunghezza di almeno venti miglia: tutti procedevano regolarmente e nessuno, come potemmo constatare, ebbe ad arrestarsi per guasti. Il sistema italiano di locomozione è stato perfezionato dalla guerra.

Più la strada digradava verso la pianura e più si aveva l’idea dell’altezza delle montagne che ci dominavano tutto all’intorno. Podgora, la montagna di fango, è una piccola Gibilterra, di circa ottocento piedi di altezza, posta quasi a picco da un lato e dominante la città di Gorizia, la quale, in tempo di pace, era un specie di afosa Cheltenham per ufficiali austriaci in ritiro. In qualunque altro paese il monte di Podgora sarebbe un punto assai notevole ma voi potreste poggiare anche una mezza dozzina di Gibilterre qui, tra queste balze di monti, e già in un mese le percorrerebbero piane strade italiane, come viticci che si arrampicano sui cumuli di macerie.

I veri padroni della situazione militare intorno a Gorizia sono i monti di quattro e di cinquemila piedi, ammassati uno dietro l’altro, ciascun an-