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32 la guerra



CAPITOLO III


La vittoria di Carlo innalza parte guelfa in Italia. Risorgon pure i Ghibellini, e chiaman Corradino all’impresa del regno. Sollevasi per lui la Sicilia. È sconfitto a Tagliacozzo, e dicollato a Napoli. Carlo spegne la rivoluzione in terraferma con rigore, in Sicilia con immanità. Eccidio d’Agosta. 1266-1268.

S’eran riscossi i Guelfi alla passata di Carlo, aiutato l’aveano all’impresa, ed ora partecipando della vittoria, tutta Italia ingombravano, rafforzati dalla riputazione e dalle armi del re. E vacando tuttavia l’imperial seggio, papa Clemente, che alcuna autorità non n’avea, dette al re il titolo di vicario dell’impero in Toscana, per aprirgli la strada a più larga ambizione. Così mutossi per parte guelfa lo stato di tutte le province italiane; al nome ghibellino non restando che Siena e Pisa: gli altri uomini di questa parte, attoniti più che spenti, cedeano il campo, chi esule, chi acquattato in patria; e tutti covavan rancori. Ond’e’ guardarono in Lamagna a Corradino, entrato già nell’adolescenza, e verace signore di Sicilia e di Puglia; i quali stati, com’or feano piegar le bilance pe’ Guelfi, l’avrebber mandato giù, se renduti a casa sveva. Con loro s’intendeano gli usciti di que’ reami, e i partigiani che s’eran sottomessi a Carlo; i quali non avean saputo difender Manfredi, ed or pensavano a rifar guerra. Rincoravali la mala contentezza di questi popoli, che sotto Carlo non sentiano scemare i tributi, crescer anzi la molestia de’ ministri e degli officiali infiniti del re, ingordi, inquisitivi, superbi, più insopportabili come stranieri, e in Sicilia peggio, perchè ai non domi con le armi peggio puzza un’insolente dominio. Amaramente piangean Manfredi, da loro lasciato correre alla morte come quei che togliea parte