Pagina:La guerra del vespro siciliano.djvu/317

[1285] del vespro siciliano. 301


sollecitò il papa alla riforma del governo1. Raccomandò al papa lo straziato e pericolante reame, che per la prigionia del figliuolo non potea lasciare a certo successore; se non che sostituirvi, e non sappiamo con quali condizioni, Carlo Martello, primogenito del principe di Salerno, giovanotto di dodici anni, col conte d’Artois per tutore o baiulo, come si disse, e per capitan generale Giovanni di Monforte, conte di Squillaci; salvo sempre il piacimento del sommo pontefice. Istituì Filippo l’Ardito tutore delle contee, non della persona del novello conte, di Provenza e d’Angiò, finchè Carlo lo Zoppo non fosse liberato della prigione, o, morendovi, non uscisse di minorità Carlo Martello, o il seguente fratel di costui; al quale effetto scrisse a Filippo un dì pria di morire, chiamandolo sola speranza e rifugio della schiatta d’Angiò, e scongiurandolo pei vincoli del comun sangue che non ricusasse la tutela. Indi con molta pietà confesso delle peccata e comunicatosi, infino all’ultimo fiato ingannò il mondo o sè stesso, dicendo che sperava perdono da Dio per aver fatto l’impresa di Sicilia e di Puglia più a onor di santa Chiesa e ben dell’anima sua, che da cupidigia di regno. Così a Foggia spirava il dì sette gennaio milledugentottantacinque, nel sessantesimoquinto anno dell’età sua, diciannovesimo del regno2.

  1. Bolla di Martino, in Raynald, Ann. ecc., 1285, §. 3.
    • Saba Malaspina, cont., pag. 422.
    • Giachetto Malespini, cap. 223.
    • Bart. de Neocastro, cap. 90.
    • Gio. Villani, lib. 7, cap. 95.
    • Montaner, cap. 118.
    • Cronache del Regno di Napoli, editore Perger, tom. I, pag. 31 e 58. Quivi si dice la morte di Carlo nel 1284, contando gli anni dal 25 marzo.
    • Nic. Speciale, lib. 1, cap. 29.
    • Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 955; e la più parte degli altri contemporanei.
    • L’istituzione di Filippo l’Ardito a tutore delle contee di Provenza e d’Angiò si legge nel docum. XXIV. Dopo ciò ho creduto mettere in dubbio la tradizione de’ citati scrittori che portano lasciato a dirittura il regno a Carlo Martello. Carlo I non volle certamente dividere il regno dalle contee, perchè lasciò anche queste a Carlo Martello nel caso della morte di Carlo lo Zoppo. Non sembra dunque probabile ch’egli avesse stabilito due ordini diversi di successione, chiamando Carlo Martello al regno appena uscisse di minorità, e alle contee solamente dopo la morte del padre in prigione. Dall’altro canto può darsi che Carlo I credesse provvedere abbastanza al governo della Provenza e dell’Angiò durante la prigionia del signor naturale, con quello espediente di fare un tutore delle contee piuttosto che del conte; ma non giudicasse nè legittimo nè sicuro partito di lasciar la corona reale a un prigione, o vôto il trono fino alla sua liberazione. La riconosciuta sovranità suprema della corte di Roma, e il non trovarsi preveduto il caso nella legge dell’investitura accresceano forse la difficoltà: nè è impossibile che Carlo non potendole scegliere, le abbia saltate rimettendosene al papa. Io non ho voluto supplire con l’analogia alla mancanza del fatto; ed ho lasciato in dubbio i termini della sostituzione di Carlo Martello, come restarono negli atti de’ governanti di Napoli fino alla liberazione di Carlo II.
    • La età di Carlo I erroneamente rapportata dalla Cronaca d’Asti, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 164, si ricava dal P. Anselme, Hist. généalogique et chronologique de la Maison royale de France, tom. I, cap. 14, pag. 191.
    • La elezione del conte di Squillaci si conferma dal diploma 1º del tom. II dell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, notato qui appresso; la condizione della scelta d’Artois leggesi in Raynald, Ann. ecc., 1285, §. 5.