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timi anni della Monarchia. Si scavava a solo scopo di avidità. Pompei era un campo, un tesoro da sfruttare: lo chiamavano, come Caserta, un real sito. Quando uno scavo cominciato si credeva poco fruttuoso, lo si abbandonava presto. Cosi molti edifizii rimanevano in parte inesplorati, altri nuovamente ingombri, se non ricoperti, da monticelli di pomici e di ceneri, per gli scavi adiacenti. Una specie di tela di Penelope. Si lavorava senza scopo scientifico e senza alcuna scientifica serietà. Pompei era divenuto un luogo di richiamo dei forestieri a Napoli, un luogo da soddisfare soprattutto la curiosità de’ regnanti e de’ principi, che vi capitavano, e da fornire uno svago per la Corte istessa. Gli scavi operati dal 1855 al 1860 furono misera cosa. In media non lavoravano più di venticinque operai al giorno, adibiti, s’intende, anche alla ordinaria manutenzione, così che ben pochi ne rimanevano per i nuovi scavi. Questi, negli anni di cui parlo, si limitarono ad aprire la via detta di Oleonio, che, dalla Stabiana va ad incontrare l’altra dell’Abbondanza. Lungo e faticoso fu il lavoro al di sterro del peristilio delle nuove Terme, e del sotterraneo del tempio della Fortuna. La casa più importante, che venne in luce in questo tempo, fu quella della famiglia Popidia, detta volgarmente del Citarista, edifizio che levò gran rumore presso gli archeologi, come fra’ dilettanti, per la magnificenza signorile, per il grandioso viridario, cinto da portico di diciotto colonne, per gl’insigni dipinti che fregiavano le mura dell’esedra, e che ora sono tra’ più celebri del museo di Napoli. Non capitava forestiero, al quale le guide non additassero l’Arianna addormentata, cui si approssima Bacco, e l’Oreste e Pilade innanzi a Toante, col ratto dell’idolo di Diana, che Ifigenia tenta: opere ritrovate tutte nella casa del Citarista.

La Corte si recava normalmente una o due volte all’anno agli scavi pompeiani. Frequenti occasioni si dettero a tali gite, specialmente durante l’anno 1855. Vi andò col duca e la duchessa di Brabante ai 18 giugno; pochi di appresso, il 6 di luglio, col Re di Portogallo ed il duca di Oporto, che fu poi il genero di Re Vittorio Emanuele; nell’agosto coll’arciduca Massimiliano d’Austria; il Re, la Regina ed i principi reali vi ritornarono il 27 settembre, e di nuovo la Regina con gli arciduchi d’Austria, a’ 9 di novembre. Ma di tutta la Casa reale il solo vero appassionato visitatore di Pompei era don Leopoldo, conte