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sera ci fu gala al San Carlo. Il 4 ottobre, onomastico del Re, si tenne circolo in Corte, e furono decorati tutti coloro che si «rane distinti nel viaggio dei Sovrani nelle Puglie, per il matrimonio; e il 16, onomastico della Regina madre, Francesco II ordinò altra gran gala, la illuminazione degli edifici pubblici e salve delle artiglierie. Il 5 ottobre, i Sovrani visitarono l’esposizione di belle arti al Museo e vi ammirarono il Gladiatore ferito del conte di Siracusa, il quale n’ebbe dal Re vivi rallegramenti. Nell’agosto erano già venute fuori le prime piastre “d’argento, con l’effigie del nuovo Re e la scritta: Franciscus II Dei gratia Rex, e la leggenda: Providentia optimi principis, in lettere rilevate intorno alla moneta, non incise, come sulle piastre di Ferdinando II. Il nuovo conio riuscì bellissimo e somigliantissima la testa del Re, incisa da Luigi Arnaud che fu nominato poi direttore del reale laboratorio di pietre dure. Egli aveva ottenuta la grazia speciale di poter segnare le sue iniziali, L-A, appena visibili, sotto la testa del Re, e quelle due lettere furono dai liberali interpetrate per lega austriaca. Evidentemente si cominciava a perdere la tramontana.

Il nuovo Re volle occuparsi delle cose di Napoli e trovò nel principe d’Alessandria, uomo di criterio e di discreta attitudine agli uffici pubblici, un cooperatore valido. Oltre alle ordinanze di polizia urbana, che il ministero pubblicò, Francesco II volle che si affrettassero i lavori di Mergellina, della via di Chiaja, della Pace, delle Fosse del grano, ch’erano un monte di macerie, e fosse compiuta la strada della Pietatella. Ordinò inoltre, e il municipio eseguì, due nuovi ponti in ferro a Foria, uno presso la chiesa di San Carlo all’Arena e l’altro presso la parrocchia dei Vergini: entrambi sostituirono i due vecchi ponti, uno in ferro e l’altro in legno, che, in un temporale scoppiato sulla città il 20 settembre 1866, erano stati travolti dalla piena e gettati contro il muro della chiesa di Sant’Antonio Abate, senza il quale ostacolo sarebbero andati a finire addirittura in mare, per l’alveo dell’Arenaccia. E dire che sino al 1842, quando Ferdinando II, come si è visto, fece costruire il primo ponte in ferro sull’asse del vicolo Saponari, trasferito poi sull’asse della via Pontenuovo, a Foria era addirittura interrotta la circolazione durante la piena, e il numero delle disgrazie che si verificavano era grande. Il Re richiamò in vigore