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quelli che si mostravano contrarli. Ma ciò che fece decidere Garibaldi a partire su due piedi, fu la notizia della costituzione di quel Comitato, che lo aveva proclamato dittatore delle Due Sicilie! Credeva che fosse una manovra di Cavour e dei cavurriani, benchè ne facessero parte il Libertini, il Ricciardi e l’Agresti, tutt’altro che cavurriani. E tanto se ne adirò che, appena giunto a Napoli, e sentito dal Romano che quella proclamazione era stata fatta a consiglio di Silvio Spaventa, ne ordinò l’arresto, che non fu eseguito, perchè la notizia non era vera. La partenza di Garibaldi fu telegrafata a Napoli da De Sauget, il quale ordinò pure che i battaglioni della guardia nazionale si raccogliessero presso la stazione. Nelle prime ore del 7 settembre il Romano aveva fatto affiggere quest’altro manifesto:


AL POPOLO NAPOLETANO.


Cittadini!

Chi vi raccomanda l’ordine e la tranquillità in questi solenni momenti è il liberatore d’Italia, è il generale Garibaldi. Osereste non esser docili a quella voce, cui da gran tempo s’inchinano tutte le genti Italiane? No certamente. Egli arriverà fra poche ore in mezzo a noi, ed il plauso che ne otterrà chiunque avrà concorso nel sublime intento, sarà la gloria più bella cui cittadino italiano possa aspirare.

Io quindi, miei buoni Concittadini, aspetto da voi quel che il dittatore Garibaldi vi raccomanda ed aspetta.

Napoli, 7 settembre 1860.

Il Ministro dell' Interno e della Poliz. Gen.
Liborio Romano.



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Si partì da Salerno alle nove e mezzo. La guardia nazionale e le squadre insurrezionali del Salernitano volevano seguire Garibaldi, ma egli non volle. Di Lorenzo e Rendina precedevano con altro legno a tutta corsa, per telegrafare al capostazione di Cava di far sgomberare dai bavaresi la stazione di Nocera, ma questi n’erano partiti la notte, avendo saputo che Garibaldi era giunto a Cava, mentre a Cava non era giunto, veramente, che l’inglese Peard, uno stravagante, il quale somigliava molto nel fisico al dittatore e faceva la campagna per conto proprio. A Cava chiesero del sindaco, che era il giovane marchese Atenolfì, ma questi, che aveva veduto Garibaldi la sera innanzi a Salerno,