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Milano, esente maggiore, Giovanni Castellano, Giuseppe e Carlo Mazzara, Cesare Mayer, Giuseppe Soalese, Filippo Pironti, Luigi Natale Galiani, Luigi Siciliani, Antonio Grosso, Francesco Altieri, Antonio Ciccarelli, Giulio Pugliese, Alfredo Friozzi, Benedetto Andreassi, Francesco Laudi, Giovanni Caracciolo del Sole e Carmelo Rodinò.


Ci fu altro Consiglio di ministri alle 4; anzi si può dire che in quel giorno i ministri e i direttori sedessero in permanenza. Spinelli, annunziata la partenza del Re, dichiarò che era dovere di tutti andare a salutarlo. Andarono infatti alla Reggia e furono immediatamente ricevuti. Francesco, sorridente e quasi scherzoso, fu cortese e abbastanza espansivo. A don Liborio rivolse queste precise parole, che uno dei presenti, stretto congiunto mio, ricordava sempre: “Don Libò, guardat’u cuollo„, volendo forse intendere: se torno, ti faccio la festa; ovvero, secondo la versione data dal Romano stesso nelle sue Memorie:Ma badate al vostro capo„; con relativa risposta di lui: “Sire, farò di tutto per farlo rimanere sul busto il più che sia possibile„. Il Re stava in piedi e percorreva a passi lenti l’ampia sala. A Giacchi disse: “Don Michele Giacchi, mi congratulo ch’ella ha servito molto bene il paese„. E il Giacchi, di risposta: “Ed ho la coscienza di aver servito ugualmente bene Vostra Maestà; che se la Maestà Vostra mi avesse fatto l’onore di chiamarmi in altri momenti, ed avesse ascoltato i miei consigli, non si troverebbe nelle attuali condizioni„. Ed avendo il Re replicato: “Voi sognate l’Italia e Vittorio Emmanuele; ma pur troppo sarete infelici„; Giacchi riprese: “Noi abbiamo il corto vedere di una spanna. Il futuro lo sa solo Iddio. Vostra Maestà parta in pace, e sia pur sicura che questi suoi concittadini non dimenticheranno che la Maestà Vostra, col suo allontanamento da Napoli, avrà risparmiato a questa città, che le diede i natali, gli orrori della guerra civile„ . Il Re, con aria sarcastica, soggiunse: “Grazie, grazie„.1 Volgendosi poscia a De Martino, gli diresse poche parole, sorridendo sull'impotenza della sua diplomazia e gli annunziò di averlo insignito dell’Ordine Costantiniano. Con De Cesare fu cortese, ma freddo,

  1. Archivio Giacchi.