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eia di entrambi. Ma l’invito di Garibaldi fu senza effetto, o meglio non valse che a lasciar credere ai sette su nominati che essi fossero investiti di suprema sovranità, non esclusa quella di proclamare, come proclamarono, il dì seguente, Garibaldi dittatore del Regno, e ciò a consiglio di Villamarina, consigliato alla sua volta da Cavour, il quale non recedeva dal proposito di mostrare alla diplomazia, che il movimento aveva qualche cosa di spontaneo per lo meno nella città di Napoli.

La mattina del 4 settembre, intanto, dopo la notizia dello sbarco della colonna di Rüstow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era assai men numerosa, ebbe luogo un ultimo Consiglio di generali, il quale, ad unanimità, deliberò di non potersi resistere a Garibaldi, nè tra Campagna e Salerno, nè tra Salerno e Napoli, e non rimanere altra linea di difesa che tra Capua e Gaeta, tra il Volturno e il Garigliano. Non v’era più ministro della guerra, e neppure un comandante della piazza di Napoli, che aveva lasciato il posto il giorno innanzi, senza che alcun decreto lo deponesse. Tutto il ministero era dimissionario. I generali sottoscrissero un verbale, e lo firmò pure Ischitella, il quale, dopo aver firmato, spezzò teatralmente la penna, come si affermò. I ministri dimissionarli avevano di nuovo scongiurato il Re a smettere ogni pensiero di difesa dentro Napoli; e, pregati dal Re di dare una lista di personaggi per formare un nuovo ministero, non vi si rifiutarono, ma fecero intendere, che nè il Serracapriola, nè il Buonanno, nè il Falconi, nè il Roberti, nè il generale Filippo Colonna, dei quali si facevano i nomi, avrebbero accettato, avendo già alcuni di costoro resistito, tre giorni prima, all’invito d’Ischitella. Il Re fece allora un ultimo tentativo con Pietro Ulloa, e la notizia diffusa dai giornali accrebbe le incertezze e le paure. Un ministero preseduto dall’Ulloa sarebbe stato un ministero di resistenza ad ogni costo, specie se l’Ulloa, come si aggiungeva avrebbe preso per ministro della guerra suo fratello Girolamo. Ruggiero Bonghi, nel Nazionale, faceva dell’ironia a spese di quest’ultimo, dichiarando di credere la cosa impossibile, perchè non era lecito di credere, che Francesco II volesse formare il ministero di Gioacchino Murat, nè che Gioacchino Murai si contentasse che lo si fosse formato in modo, da dover essere screditato prima di giungere. Ma tutto l’articolo rivelava la preoccupazione e il ti-