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Gaetano Mezzacapo, il barone Pietro Compagna, Giacomo Giannuzzi-Savelli, Luigi Giordano, Giuseppe Gallone, principe di Moliterno, Vincenzo Pignatelli, principe di Strongoli, Niccola de Siervo, Luciano Serra, il barone Federico Bellelli, Francesco Pinelli e Domenico Ferrante. Alcuni non accettarono, e fu tra questi Luigi Giordano, il quale era tanta parte del Comitato dell’Ordine, e che lealmente credette di non poter conciliare il nuovo ufficio con quello di cospiratore indomabile e coraggioso per l’unità nazionale. Gli successe don Paolo Gonfalone. Il giorno 17, uscirono le prime pattuglie, accolte da applausi strepitosi; e, la sera stessa, l’entusiasmo non ebbe freno, quando don Liborio, da due giorni promosso ministro, andò con Ischitella a visitare i quartieri delle diverse sezioni. Il 23 luglio, il comandante in capo e i comandanti dei dodici battaglioni, gli fecero un ampolloso indirizzo, salutandolo liberatore della patria e paragonandolo a Demostene.

Don Liborio era una sfinge. Egli, che si lasciava trascinare, per amore di vanità, dalla corrente, perchè impotente a frenarla, aveva per tutti una parola cortese e un sorrisetto benevolo, che sembrava malizioso e profondo: l’aveva per gli esuli che tornavano; per i prigionieri che uscivano dalle prigioni, quasi tutti suoi vecchi amici, colleghi o clienti: tutti antidinastici, sia che fossero cavurriani, garibaldini o mazziniani. A tutti lasciava intendere ch’egli, nuovo cittadino di Gand, stesse li per conto di Cavour o di Garibaldi. Al Re, ai ministri, ed agli autonomisti diceva poi, ma più faceva dire dagli altri, che egli solo era capace di salvare la dinastia ed il Regno, e di consolidare gli ordini liberi. L’uomo era scettico e vano, avvocato per giunta, e ricco di quella malizietta italo-greca, insinuante e carezzevole, che è propria dei suoi conterranei, noti in Puglia col nome di capustieddi. Patù è nel Capo di Lecce. Veramente don Liborio non fece nulla, ne per affrettare gli avvenimenti, nè per ritardarli, ne per dirigerli a un fine preciso, nè per attenuarne gli effetti, perchè egli non aveva alcun concetto politico e rifuggiva, per temperamento, da ogni violenza o rischiosa responsabilità. Quell’onda popolare, incalzante e turbolenta, se ne lusingava tanto la vanità, in fondo lo lasciava freddo. Era vecchio, e non v’era pericolo che il sangue gli salisse al cervello. Egli si è dipinto da sè nelle sue Memorie e non è colpa