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rina, e il barone di Letino, Salvatore Carbonelli, ai lavori pubblici; ma questi non avevano colore politico accentuato. Miraglia fu, più tardi, presidente della Corte di Cassazione di Roma, ed ora è in riposo; Michele Capecelatro era fratello maggiore di Alfonso e di Antonio; e il barone di Letino, rimasto fedele ai Borboni, fu ministro per le finanze nel ministero di Gaeta. Il barone di Letino e il Miraglia sono i soli superstiti, credo, di quel ministero.

Dei nuovi ministri, la maggior forza morale era il presidente del Consiglio, don Antonio Spinelli. Questi era vissuto dodici anni fuori della vita pubblica, ma era stato sopraintendente degli archivi di Stato; consultore, ministro di agricoltura e commercio, e incaricato di stabilire trattati di commercio con le principali potenze di Europa. Aveva pubblicati importanti lavori sulle opere pie della città di Napoli e, fra gli altri, un’inchiesta rimasta famosa per profondità di vedute e coraggio civile, e della quale Ferdinando II ebbe quasi paura, tanto da lasciarla cadere in oblio. Era uomo di forte carattere e di grande dirittura di animo. Sperò, accettando la presidenza del ministero costituzionale, in una resurrezione del Regno di Napoli, confederato col Piemonte; ma, al punto a cui erano giunte le cose, non se ne nascondeva le difficoltà. Il conte d’Aquila, che si dette un gran da fare per mettere insieme quel ministero, andò a chiamarlo, da parte del Re. Lo Spinelli era alla sua villa di Barra e, pur sentendo tutta la gravità del sacrifizio che gli s’imponeva, accettò, con la coscienza di sacrificarsi al bene del paese. Liberale e costituzionale convinto, disse agli amici che gli facevano premura di accettare, costargli molto l’annullamento della sua persona, perchè, ove mai la rivoluzione trionfasse, egli non sarebbe venuto mai meno agli obblighi morali, che feran per legarlo alla dinastia pericolante. E così fu. Coi nuovi tempi non accettò alcun ufficio, ma fu largo di consigli a quanti glie ne richiesero, e più volte il principe di Carignano si rivolse non indarno a lui, per essere esattamente informato su uomini e cose del Napoletano, durante la luogotenenza. E da registrare a proposito di lui un aneddoto curioso e doloroso ad un tempo. Il giorno, che i camorristi di Napoli insorsero contro Spaventa, poco mancò che lo Spinelli non vi lasciasse la vita. Lo scambiarono per Spaventa, assa-