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capo di stato maggiore in Sicilia. Al Lanza, che era siciliano, fu dato, come segretario di Stato, Pietro Ventimiglia, procuratore generale della Corte dei conti di Palermo. Non fu una scelta felice quella del Lanza; ma a chi più tardi ne mosse lagnanza al Filangieri, che lo aveva proposto, Filangieri rispose che non c’era di meglio. Si affermò che la prima idea del Re e del ministero fosse quella di affidare lo stesso incarico al Carrascosa, e che il Re gli avesse detto: “Caro Raffaele, preparati a partir subito per Palermo con poteri reali, per domare la rivoluzione„; e che Carrascosa fosse andato a casa a far le valigie. Si disse pure che, per intrighi del Nunziante, quella nomina non avesse seguito, ma io credo la voce infondata, perchè Carrascosa era ancora più vecchio di Lanza e d’Ischitella. Si disse infine e con più fondamento, che il Re, visto Filangieri irremovibile e non meno irremovibile l’Ischitella, volesse mandarvi il Nunziante e che questi vi si rifiutasse; certo è che il giorno seguente il Re mandò a chiamare Filangieri, e tornò a insistere presso di lui, con le più vive espressioni, ma il principe di Satriano non si lasciò vincere, solo facendo intendere che se il giorno 3 aprile, prima della insurrezione della Gancia, il Re gli avesse offerto di andare in Sicilia, egli vi sarebbe andato. Francesco era in ansie, perchè attendeva da un momento all’altro l’annuncio di una battaglia. Fu dopo quest’ultimo passo fatto verso Filangieri, che il Re affidò a Lanza la luogotenenza e il comando generale dell’ Isola, e lo fece partire quella notte stessa.

Prima di andar oltre nella narrazione, bisogna ricordare che nel marzo il principe di Castelcicala, comandante in capo delle armi nell’Isola, e che aveva ai suoi ordini tre divisioni con tre marescialli di campo e varii generali di brigata, fu chiamato a Napoli. Richiesto dal Re, assicurò che la Sicilia era tranquillissima, e si trovava ancora a Napoli quando giunse la notizia dell’insurrezione del 4 aprile. È noto che fu la sorpresa grande e clamorosa in Corte, e Castelcicala ebbe ordine di partire immediatamente con istruzioni severessime per reprimere l’insurrezione: ordini, che il Castelcicala giudicò pericolosi o inefficaci, e non volle assumerne la responsabilità, per cui, il 15 aprile, inviò le sue dimissioni, pregando il Re a volerlo esonerare dall’ufficio, al più presto. Castelcicala era violentemente attaccato dagli zelanti, che lo chiamavano responsabile di tutto: il governo non