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CAPITOLO X
Alle otto pomeridiane del 6 maggio 1860, mentre in Corte si facevano i preparativi per la visita, che l’indomani il Re avrebbe fatta alla cappella di San Gennaro, giunse un telegramma di Canofari, il quale annunziava essere partiti il giorno innanzi da Genova due vapori carichi di gente armata, diretti per la Sicilia per le coste di Calabria. Già da un pezzo, com’è noto, la polizia di Palermo e di Napoli era informata che si preparava uno sbarco di Garibaldi nel Regno. Non ignorava che Garibaldi era a Genova, dove, con Medici, Bixio, Crispi, Bertani e altri suoi fidi, attendeva a raccogliere volontari, emigrati e armi, sollecitando i preparativi d’imbarco per un’impresa in Sicilia o nel continente napoletano; e perciò fin dal 20 aprile, erano state destinate quattordici navi da guerra e due rimorchiatori, a fare un servizio di crociera intomo l’Isola, con quelle istruzioni, che ho minutamente riferite nel capitolo precedente. Il ministero