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Carlo Colombo, e v’erano dieci consiglieri d’Intendenza, dei quali, quattro titolari e sei soprannumeri. L’intendente non aveva che uffizio amministrativo, nè si mescolava di politica, essendovi per la politica un ministero di polizia, con la prefettura di polizia, affidata quasi sempre a un alto magistrato. In quegli anni vi ere preposto Pasquale Governa, col segretario generale Silvestri; poco prima l’aveva tenuta il Sarlo. Il ministero di polizia aveva quattro ripartimenti ben distinti; e la prefettura tre, con uno sciame di commissarii, ispettori, ispettori-aggiunti e cancellieri.

Dei birri di più sinistra fama, il Morbilli, un nipote del quale era morto il 15 maggio sulle barricate combattendo contro gli Svizzeri, era commissario a Montecalvario; De Spagnolis, all’Avvocata; Campagna, al Mercato e a Porto; Lubrano, alla Vicaria; Condò, a San Ferdinando. Il Morbilli e il Campagna, celebri entrambi ed entrambi calabresi, erano più temuti. L’uno e l’altro erano, come si diceva allora, commissarii di primo rango e onnipotenti nel proprio quartiere. Rileggendo, dopo tanti anni, le attribuzioni della polizia nell’ultimo decennio borbonico, non si può non riconoscere la verità di quanto fu asserito, essere la polizia la maggiore e più potente istituzione del Regno. Gli scavi di antichità, le bande musicali, il corso pubblico, le strade ferrate, il censimento, l’archivio, il telegrafo, il giornale ufficiale, il contrabbando, l’introduzione dei cavalli dall’estero, gli studenti, le scuole e la posta, per quanto concerneva vigilanza e spionaggio, il riconoscimento dei diplomatici e degli agenti consolari, le reali riserve, le guardie d’onore, le prigioni e perfino le farmacie dipendevano dalla polizia. Essa era tutto, e però non è punto maraviglia se degenerasse malamente in una fonte di abusi e di violenze, fra popolazioni paurose e fantastiche. La polizia era la sola amministrazione dello Stato, i cui capi esercitassero l’ufficio loro con passione. Essa aveva la coscienza di essere superiore alle leggi e la sicurezza di godere la protezione del Re; e perciò non temeva nulla, ed era stranamente temuta, anche nelle alte sfere della Corte e del Governo. I commissarii, che ho nominati, erano fra i più capaci; ma il Campagna che faceva tremare la gente, si riconosceva inferiore al Morbilli, al duca, com’egli diceva, perchè il Morbilli apparteneva a famiglia ducale. Erano questi agenti co-