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a Serra San Bruno. Fermandosi a Marcellinara per il cambio dei cavalli, gli si presentò il barone Saverio Sanseverino capo urbano, che portava la barba unita sotto la gola, come il Musitano, ed aveva in moglie una figliuola del marchese D’Ippolito di Nicastro, condannato per i fatti del 1848. Si era fatto credere al Re che il Sanseverino fosse proclive alle prepotenze, usurpatore di demanii e liberale. E però, come se lo vide dinanzi, lo investi con queste parole: "Voi grandi proprietari calabresi spingete con gli atti e le maniere le popolazioni al comunismo, il quale porterà il vostro danno, non quello della Corona. Va subito a tagliarti questa barba„. Gli intimò l’arresto, ma poi ordinò che andasse a domicilio forzoso in Catanzaro, dove lo fece rimanere più di un anno. Furono sequestrate tutte le armi di casa Sanseverino, non esclusi i fucili da caccia. Si scoprì poi di essersi caduto in un equivoco, perchè il Sanseverino era devotissimo al Re, e non fu poco addolorato che questi l’avesse creduto liberale. Era padre del presente deputato di Catanzaro.

Al ponte dell’Angitola, dove si arrivò poco prima del tramonto, si svolse uno degl’incidenti più caratteristici di quel viaggio. Vi erano convenute le autorità e le rappresentanze del circondario di Monteleone, col sottointendente De Nava, al quale il Re disse bonariamente: "Don Peppì, come stai?„ Al marchese Ferdinandino Gagliardi che, a nome del padre, andò a ripetergli l’invito di voler accettare la loro ospitalità a Monteleone, come le altre volte, rispose rifiutando. E ordinò che si proseguisse per Mongiana. Sarebbe stato un grave errore, poichè era tardi e la strada carrozzabile arrivava fino a Serra San Bruno. L’Alcalà, che si trovava presente con una rappresentanza di Pizzo, lo disse ai Nunziante, dei quali era amicissimo, e Alessandro ne informò il Re. Ma questi insistette; e insistendo alla sua volta il Nunziante, il Re perdette le staffe e, presente l’Alcalà, disse, tutto corrucciato: "Ho capito, partirò io con mio figlio, e voialtri andatevene a Pizzo; sapete che io mi spezzo, ma non mi piego„. E il Nunziante: "Maestà, noi vi seguiremo dovunque, anche a costo della vita„. Il duca di Sangro, il quale, benchè comandasse una brigata della colonna di spedizione, faceva parte del seguito, saputo dal Nunziante che le sue dissuasioni non eran valse a nulla, scoppiò in questa caratteristica invettiva, ma