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Regina mal celava le lagrime. Furono applicati grandi empiastri di farina di semi di lino, che preparò il Capone, sulla parte addolorata, e il Re vi trovò un po’ di refrigerio durante il viaggio.

Mercoledì, 9 marzo, che fu l’ultimo di quella navigazione tranquilla e senza incidenti, era il giorno delle Ceneri. Si celebrò la messa a bordo, sopra un altare collocato in modo che il Re potesse vederlo. Vi assistettero la famiglia reale e il seguito. Celebrò il cappellano Capobianco e fungeva da chierico Giuseppe Turco, oggi maresciallo di marina in pensione. Presero tutti la cenere; ma quando il cappellano si avvicinò al letto del Re e, segnandolo sulla fronte, ripetette le parole di rito, l’augusto ammalato scoppiò in singhiozzi. Durante la traversata. Maria Sofia stette quasi sempre sopra coperta: seduta sopra un affusto di cannone, fumava le sue preferite sigarette, prendeva parte alle manovre della nave e pareva si deliziasse nella vista del mare infinito, più che nella compagnia del suo consorte, che le era sempre dintorno e le offriva dei bombons e le dava, furtivamente, qualche bacio in fronte o sui capelli.

Durante la navigazione, il Re fu sempre assistito dai due Criscuolo. Raffaele cercava distrarlo con le sue barzellette, che strappavano qualche sorriso al Re, il quale lo chiamava Ras, nome, dato in Sicilia al comandante della “mattanza„ nella pesca del tonno. Criscuolo era del rione di Santa Lucia. Chiamava il Re signò, non mai maestà; e, parlando coi terzi, lo chiamava ’o signore; come chiamava la Regina, ’a signora; i principi, ’e signorini; oppure i principi, ’e guagliuni; e le principesse, ’e piccirelle, quando di loro parlava col Re. L’intimità nella quale egli viveva con tutta la famiglia reale, era pari alla devozione, ma non ne abusava. E il Re era tanto convinto della fedeltà di lui e di suo figlio Vincenzo, che fece partire sul Fulminante don Raffaele, perchè guidasse lui la lancia, che doveva imbarcare Maria Sofia a Trieste, e volle che la lancia la quale doveva sbarcarla a Bari, fosse comandata dal figliuolo Vincenzo. Ed anche il vapore, sul quale s’imbarcò Maria Teresa coi figli quando fuggi a Gaeta nel luglio del 1860, era comandato da Raffaele, come il vapore, sul quale Francesco II s’imbarcò a Napoli, il 6 settembre dello stesso anno, era comandato da Vincenzo. Dal giorno dell’arrivo di Maria Sofia, i due fedeli servitori non lasciarono un solo istante l’infermo, sino alla sua morte.