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grandiosi emporium moderni dei Bocconi, dei Mele, dei Miccio e degli Spinelli fu inaugurata dalla Corte, la quale vi si fornì sino agli ultimi tempi. Fu il primo appartamento di Napoli illuminato a gaz. Il ricco scaffale in mogano dì una delle sale ora fa parte della biblioteca della regia scuola degli ingegneri.

Al Tesorone, abruzzese di origine e di carattere intraprendente, arrise la fortuna. Fu il primo negoziante napoletano, che facesse viaggi all’estero, in Francia, in Inghilterra, nei Paesi Bassi ed in Germania, sin dal 1835, quando il viaggiare esponeva a mille disagi e pericoli. Col gusto della moda e col seguire tutte le esposizioni mondiali, dalla prima di Londra del 1851, egli attinse in quei paesi la passione dell’arte. A questo devesi l’essere stato lui fra i primi raccoglitori napoletani di oggetti antichi e l’averne messa assieme una bella raccolta, di cui ha ornata la sua casa al palazzo Cariati. Altri collezionisti dì quel tempo erano Antonio Franchi, anch’egli abruzzese, e Diego Bonghi, zio di Ruggiero Bonghi, la cui bellissima raccolta è ora nel museo di San Martino. Seguirono il principe Filangieri, creatore dell’altro bel museo al palazzo Como; il duca dì Martina, e molti altri. Pasquale Tesorone era fratello del celebre chirurgo e padre di Giovanni, già direttore tecnico del Museo artistico industriale, uomo di rara cultura artistica, esuberante di spirito e di talento, che fu il braccio destro dì Gaetano Filangieri nella fondazione di quel magnifico istituto. Il vecchio Tesorone ha superato i novant’anni e si accosta felicemente al secolo. Altra casa di prim’ordine, per addobbo di appartamenti, era quella della ditta Solei, Hebert e Inz, a Santa Brigida, dove erano depositate le ricche stoffe della manifattura Solei dì Torino, casa sopravissuta alla rivoluzione del 1860.

Fra le memorie di Napoli non bisogna lasciar perdere quella dì una modesta, ma storica bottega, in via Chiaja, accosto al moderno teatro Sannazzaro. Sull’insegna era scritto: Bottega del bello Gasparre, e basta così. Parecchi anni prima del 1860 vi si vedevano ancora due vecchi cadenti, rammendatori di calze, dì quelle calze, le quali decadute coi pomposi costumi del 1700, vivevano ancora nelle uniformi civili dei gentiluomini di camera, dei maggiordomi di settimana e dei valletti di Corte. Uno dei due vecchi era il bello Gasparre, un gobbo, che fu in