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raccogliendo la doviziosa borghesia e il patriziato liberale. Carlo Poerio ne fu eletto presidente onorario, Gennaro de Filippo presidente effettivo, e segretario Guglielmo Capitelli. All’autorità del Poerio e alla tenacità del Capitelli deve l’Unione gli splendidi locali, la cui perdita fu cagione di amarezza per l’Accademia, che divenne club ancora più chiuso e seguitò ad essere preseduta dal conte di Montesantangeìo.

Se negli anni, dei quali scrivo, non vi erano altri clubs, viceversa i ricevimenti nelle case signorili si succedevano senza interruzione. In casa Torella si riceveva tutte le sere dopo la mezzanotte, e anima della società cosmopolita che vi si raccoglieva, era la vecchia principessa figliuola di Cristoforo Saliceti, il famoso convenzionale, che aveva letta la sentenza di morte a Maria Antonietta, ed era stato il terribile ministro di polizia di Giuseppe Bonaparte. Società cosmopolita, perchè non vi era straniero dì distinzione che non fosse presentato in casa Torella, nè diplomatico che non la frequentasse. Vi si faceva opposizione moderata, ma costante, al governo, e frequentavano gli eleganti saloni uomini di fede liberale, che erano gli amici di Cammillo, tornato dall’esilio nel 1855, come si è detto. In casa Torella spirò sempre un’aria di fronda e quando nel 1851 venne Gladstone a Napoli, vi fu presentato da sir William Temple, che vi era costante commensale; nè quell’ambiente contribuì a sconsigliare l’onesto inglese dal pubblicare le celebri lettere. Dei due figli maschi del principe Giuseppe, Niccola, divenuto principe di Torella dopo la morte del padre, fu ministro costituzionale di Francesco II, dopo essere stato arrestato un anno prima per sospetti politici; e di Cammillo, marchese di Bella, si è molto parlato. Ai primi del 1860 egli tornò in esilio, come si vedrà. Riunioni e balli di straordinario splendore furon quelli di casa Bivona e di casa Sclafani. I due fratelli abitavano il loro romantico palazzo alla Ferrandina. Non meno splendidi i ricevimenti di casa Santa Teodora, quando Luigi, duca di Sant’Arpino, prese moglie a Londra e condusse in Napoli la magnifica signora, la cui apparizione nella società napoletana fu come un avvenimento. Si riceveva ancora e si ballava in casa Bovino, in casa Messanelli, in casa d’Angri; che anzi in casa d’Angri fu dato in quegli anni un ballo in piena estate sulla terrazza scoperta e la gente si affollava al largo dello Spirito Santo, tanto da impedire la circolazione delle