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nomica di Chieti era tra le più operose, perchè manteneva una scuola di disegno per la figura, dove insegnavano i pittori Marchiani, padre e figlio, che aprirono poi una litografia, la prima ad essere istituita negli Abruzzi, ed ebbero come discepolo un vispo fanciullo di Tocco Casauria, il quale, per aver eseguito un disegno a pastello alla piccola esposizione annua che apriva la stessa Società, meritò un sussidio mensile di sei ducati e fu mandato a studiare a Napoli. Quel giovane che divenne, via via, artista sommo, è il Michetti. La Società di Teramo era operosa egualmente. Nel volume dei suoi atti per l’anno 1857 vi si leggono quattro discorsi: uno del canonico don Felice Barcaroli, non privo di genialità, e uno sulle condizioni della provincia dei segretario perpetuo Quartapelle. Il terzo discorso di Gaspare Monti di Teramo è una sobria esposizione dei tentativi fatti di progressi agricoli e industriali, nonchè per aprire il sottosuolo ricco di pozzolane e masse calcaree, ferro e carbon fossile; e il quarto, pronunziato il 4 ottobre di quell’anno per festeggiare l’onomastico del principe ereditario dal consigliere di intendenza Taraschi, dipinge l’Abruzzo teramano come un Eldorado, una provincia progredita economicamente più d’ogni altra, e non era tutta iperbole almeno rispetto all’olivicultura e alla diffusione dei foraggi. Nei sussidii e negl’incoraggiamenti artistici alcune Società spendevano di più, e quanti genti incompresi di pittori e scultori non furono vanamente sussidiati! Certo il risveglio sarebbe stato maggiore, se le comunicazioni interne e quelle tra il Regno e il resto d’Italia fossero state men disastrose; se l’iniziativa privata non avesse avuto l’obbligo di sottostare al beneplacito del sovrano, e se nelle mani di lui non si fosse accentrato, come si è visto, non solo il potere politico, ma il principio di ogni benessere economico e sociale. Questo doveva aprirsi faticosamente la via tra prevenzioni, sospetti e lentezze burocratiche, e doveva superare le difficoltà del pregiudizio grossolano, dello scetticismo sfibrante dei sudditi, e delle paure immaginarie di un re senza ingegno, ma non vi è dubbio che, esaminando gli atti di quelle Società, si trovano manifestati frequenti desiderii, e proposte, ben inteso in forma strettamente ortodossa, dì miglioramenti economici, e soprattutto di strade, di arginature di fiumi e di torrenti abbandonati a sè stessi, e di nuove coltivazioni e sistemi agricoli da incoraggiare. Dalle Società Economiche nacquero le presenti Camere di commercio.