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dal Bilotti, che studiò sulle carte esistenti nell’archivio di Salerno, e ha pubblicato documenti interessanti e copiosi, onde è più manifesta l’impreparazione e tutta la serie di equivoci e di contraddizioni, di pentimenti e di rimorsi, di quella tragica impresa. Però qualche giudizio di lui non ha base di verità, per non dirlo gratuitamente odioso. Mentre i mazziniani di Genova e di Napoli, di Basilicata e di Salerno si ballottavano a vicenda di essere stati la cagione dell’eccidio, e si coprivano di contumelie, il Bilotti trova partigiano l’onesto libro di Giacomo Racioppi sull’argomento, e attribuisce l’insuccesso del Pisacane... ai moderati, sui quali ricade, dice, la maggiore responsabilità delle vittime del 1857! Pare dimentichi quanto egli stesso ha scritto; dimentica che quella fu impresa schiettamente mazziniana, ideata e attuata contro la nuova fede di quasi tutto il partito liberale d’Italia, che raccoglieva le sue speranze nel Piemonte e nella monarchia di Savoia. Di quei casi scrisse con copia di documenti e onestà di storico, otto anni dopo, il Racioppi, e poi il Lacava, l’Albini e altri, mentre i fogli dei tempo sì limitarono a riprodurre le monche notizie del Giornale Ufficiale, che non pubblicò neppure i nomi dei capi dell’impresa, solo constatando, con volgare soddifazione, che 30 morti eran restati sul terreno a Sanza, fra i quali il loro capo e attribuendo il merito della repressione alle guardie urbane e ad una parte del 14° cacciatori, che avevano mandato in fumo l’abominevole tentativo, diretto a disturbare la quiete di popolazioni pacifiche, devote ed amanti del nostro adorato Sovrano. Affermava che “dappertutto si benedica la mano saggia, ferma, energica e paterna del Re N. S.„.

Delle condanne di morte nessuna fu eseguita e la storia, severa con Ferdinando II, deve registrarlo; ma il re fu largo di pensioni, di croci, di premi a "quella scalza e miserabile genia di Sanza, alla quale fu detto che gli sbarcati di Sapri avevano le tasche pesanti di oro, e che, nemici del re, questi avrebbe pagato ogni capo quant’oro pesasse. Prova e ricordo il teschio reciso di Costabile Carducci!„ Sono parole sdegnose del Racioppi. L’intendente Ajossa ebbe un’alta decorazione, e furono anche decorati quasi tutti gl’impiegati dell’Intendenza, fra i quali Alfonso della Corte, che fu poi maestro di ballo nel convitto nazionale di Salerno. Oltre che a Sanza, le elargizioni reali si estesero ad altri comuni dei circondarli di Sala, Vallo