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strative e la lingua francese, e le sue letture fossero, a preferenza, vite dei santi e i suoi maestri, militari ed ecclesiastici ignoranti, i quali favorivano in lui la naturale tendenza ascetica e il culto delle immagini. I pregiudizii, che tenevano avvinto lo spirito del padre, e di cui si leggeranno copiose prove nella narrazione della malattia e della morte, continuarono nel figliuolo. Non viaggi, non conoscenza del mondo, non esercizii del corpo, non amore delle armi, nessuna educazione virile. Aveva insegnata a Francesco qualche massima di governo, come questa: constitution-rèvolntion. Ferdinando si distaccava dai figli il meno possibile. Un giorno ricevè a Caserta il sindaco di Napoli, don Antonio Carafa, che gli portò un pane fresco, il così detto "pane della Giunta„ che, in occasione del colera, il Decurionato faceva distribuire ai poveri. Il re ricevè il Carafa, avendo in braccio uno dei figliuoletti, che, visto quel pane, allungò le mani per prenderlo e, non riuscendogli, scoppiò a piangere. Il re, seccato, disse al sindaco: "Don Anto, daccenne na fella, senno’ non ce fa parlà!1 Si usava in Corte una geografia convenzionale: gli inglesi erano chiamati baccalaiuoli; i francesi, si parrucchieri; i russi mangiasivi (mangiasego); dei soli austriaci discorreva con rispetto, perchè austriaca la regina. Parlavano tutti il più puro e accentuato dialetto, che Maria Teresa storpiava antipaticamente con l’accento viennese, e con la mancanza dell’erre.


In Corte abbondavano i siciliani. Addetto alle udienze era il principe di Aci, Andrea Reggio, il quale, dicevano i maligni, non sapeva spiegarsi perchè gli avessero dato un nome femminile, tale sembrandogli per la sua desinenza e aggiungevano che firmasse Andreo. Il re dava le così dette udienze pubbliche a Caserta, nel salone del pianterreno, e tutti ascoltava con pazienza, prendeva appunti e suppliche, moveva qualche interrogazione, ma guardava ben bene, fissandoli con le sue lenti, i supplicanti e poi, mettendo le suppliche tra le dita della mano destra, o piegandone un angolo, li licenziava. Era miope di primo grado. Non risparmiava ramanzine, anche violente, se le suppliche si riferivano ai fatti del 1848. Nei primi anni dopo il 1849, quando si ritirò a Caserta, aveva la pazienza di ascoltare sino a cinquanta persone nei giorni di udienza; ma a Gaeta le

  1. Don Antonio, dagliene una fetta, altrimenti non ci lascia parlare.