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Achille de Clemente, e scritto in gran parte da Giacomo Racioppi, Ferdinando Catena, monsignor Santaniello e Niccola Sole, tutti di Basilicata, e da Gennaro Serena, mezzo basilisco, e padre di Ottavio, che in quegli anni entrava nel campo della letteratura con versi arieggianti malinconia amorosa. Già l’amore della “fanciulla„ era quasi l’unica ispirazione dei poeti novellini. Se Gennaro Serena si occupava di serii studii legislativi, stampati come articoli di fondo col relativo continua, e il Racioppi scriveva sul movimento estetico del secolo XIX, e Scipione Volpicella pubblicava studii interessanti di storia napoletana ed epigrafi rettoriche, e Niccola Sole, Saverio Baldacchini, Giannina Milli e Felice Bisazza, il borbonico vate messinese, vi stampavano graziose poesie,

Carlo Cammarota vi pubblicò, nel febbraio del 1858, delle ottave finamente umoristica, in morte del celebre cantante Alamirè pseudonimo del Lablache, che mori a Napoli in quell’anno e fu accompagnato al cimitero da uno sterminato stuolo di marsine, mentre le salme degli uomini di valore, soprattutto se sospetti di liberalismo, vi erano menate a lume spento. Indirizzandosi a Carlo Troja, che viveva interamente ignoto al mondo ufficiale, il giovane poeta ebbe accenti sdegnosi e ispirati, tra i quali piacemi riferire questi:

Carlo, tu che di sapienza i lumi
Porti angosciato nelle età più fosche,
E sul lezzo di rancidi volumi
Stai curvo il dorso e le pupille losche,
Che cale a noi dei gotici costumi,
Della trama, che al ragno ordir le mosche,
Dell’acciuffarsi delle due befane
E dei latrati dell’ascoso cane? . . .

Qui il linguaggio, sebbene figurato, era abbastanza evidente, e il mio carissimo Cammarota, divenuto poi il solerte segretario generale del municipio di Napoli, ed oggi in riposo, ebbe qualche grattacapo dalla polizia, il che non tolse però che le ottave in morte di Alamirè avessero fortuna.

Vita molto breve toccò al Secolo XIX, fondato da don Gennaro Correale. Vi collaboravano, quasi esclusivamente, Carlo de Cesare che scriveva di economia, d’industrie e di finanza; Federico Quercia che si occupava di critica letteraria e di teatri; Vincenzo Padula che pubblicava interessanti articoli di varietà,