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sacrava al giuoco. Fu, dopo il 1860, procuratore del Re, questore e prefetto. Visse vita turbolenta e agitata, per mancanza di equilibrio morale e si diè la morte avvelenandosi, poco più che cinquantenne. Il giornaletto Verità e Bugie era une espèce de Figaro napolitain, quelquefois spirituel, come disse Marco Monnier. Ai vecchi collaboratori si aggiunse Enrico Cossovich, commissario di marina. Luigi Coppola ne era il proprietario e, col Tancredi, lo scrittore principale; anzi era questi che nella produzione vinceva il Coppola, in quel tempo innamorato cotto della seconda ballerina di San Carlo, la bella Marina Moro, alla quale inneggiava appassionatamente.

Il giornaletto aveva in prima pagina, per motto, questi graziosi versi:

Chi batte questa via
E spine e rose avrà;
È questa una bugia
Ed una verità.

Più che come direttore di Verità e Bugie e proprietario di un’agenzia di teatri, Luigi Coppola acquistò rinomanza in tutta Italia con le sue riviste teatrali, sottoscritte Il Pompiere e pubblicate nel Fanfulla. Morì caposezione al ministero dell’istruzione pubblica del Regno d’Italia, e fu insuperato maestro di freddure. Uomo di una singolare bontà d’animo, aveva tendenze parsimoniose sino all’avarizia e natura così malinconica, che sul suo volto olivastro pareva di leggere la passione di Gesù. Egli scriveva pure dei corrieri nel Nomade, firmati Ticchio, i quali non mancavano di spirito, ma questo non sempre di buona lega. Per far la réclame ai guanti del Bossi, scriveva, per dirne una:

Peli e guanti
Guanti e peli
Son riparo
Sotto i geli.
Guanti e peli,
Peli e guanti
Son le glorie
Degli amanti.

Nell’ottobre del 1868 si aprirono tre nuove botteghe: in via Toledo, la pasticceria D’Albero e il magazzino di guan-