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— Indovina.

— Non saprei.

— È una donna che io trovai nella zeribak dei prigionieri e che diedi nelle mani di Ahmed per ottenere la tua grazia.

Notis impallidì orribilmente. Un sospetto, ma un sospetto terribile gli attraversò il cervello.

— Chi è!... Chi è!... balbettò egli. Il nome... Voglio il nome di quella donna!

— La donna che ho tradito per salvarti si chiama Fathma!

Un grido selvaggio soffocò l’ultima sua parola. Il greco fuori di sè, pallido di rabbia, di dolore, di disperazione, colla spuma alle labbra, gli occhi schizzanti fuor dalle orbite, era piombato addosso alla parete come fosse stato fulminato.

— Perduta!... perduta! ruggì egli.

El-Mactud, spaventato, si precipitò verso di lui per sostenerlo. Non ne ebbe il tempo. Notis si era raddrizzato in preda ad una tremenda collera.

Egli si scagliò come una tigre addosso allo sceicco, scaraventandolo contro la parete opposta con violenza tale da fargli scricchiolar tutte le ossa del corpo.

— Aiuto!... Aiuto!... urlò il povero diavolo.

— Miserabile! tuonò il greco.

Tornò a gettarglisi addosso colpendolo in mezzo al petto con un furioso colpo di testa. Bianco e negro, afferratisi a mezzo corpo, rotolarono a terra urlando come belve, tempestandosi di pugni e dilaniandosi le carni coi denti.

Ad un tratto Notis violentemente si separò dall’avversario, balzando in piedi; nella mano dritta stringeva l’jatagan bagnato di sangue fino all’impugnatura.

L’assassino mirò con occhi stravolti El-Mactud che contorcevasi disperatamente colla testa fessa fino al mento, poi fuggì come un forsennato.

Al di fuori della capanna scalpitava il cavallo dello sceicco. Notis con un salto fu in sella e lo spinse a sfrenata corsa per le vie di El-Obeid, senza nem-