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— Tu rimarrai qui, gli disse lo sceicco. Qualunque cosa accada, non ti allontanerai dal tugul di Ahmed.

Balzò agilmente in arcione, cacciò un paio di pistoloni nelle fonde della sella, raccolse le briglie e lanciò l’ardente corsiero sulla via di El-Obeid.

I muezzin dall’alto degli esili minareti invitavano i credenti all’ed-dòkr (preghiera del mezzodì) quando lo sceicco giungeva alla capanna dove era custodito il prigioniero.

Alcuni guerrieri erano accocolati dinanzi alla porta, pranzando con fegato di cammello condito con pepe rosso, fiele e orina di mucca1. Vedendo lo sceicco arrestarsi e scendere da cavallo, s’alzarono come un sol uomo brandendo le lancie e i loro moschettoni.

— Chiamatemi il vostro capo, disse El-Mactud. Ordine dell’inviato di Dio!

Un istante dopo sulla soglia della capanna appariva un negro riccamente vestito e armato fino ai denti. Quest’uomo era Omar.

— Sei tu il capo di questa gente? gli chiese El-Mactud.

— Sì.

— Leggi, disse lo sceicco, consegnandogli la pergamena del Mahdi.

Omar l’aperse e vi gettò sopra gli occhi. Tosto trasalì come un condannato che vede la mannaia del carnefice levarsi improvvisamente sulla sua testa e fece un gesto di disperazione.

— Graziato!... Notis graziato!... balbettò egli. Questa pergamena è falsa! Non può essere... non può essere!

— Bada ai casi tuoi, disse El-Mactud minacciosamente. Porre in dubbio una pergamena dell’inviato di Dio è pericoloso per la testa di un uomo.

Omar lo comprese e non osò continuare. Tuttavia non voleva cedere quel greco che tanto odiava, senza parlare prima con Abù-el-Nèmr.


  1. I sudanesi usano condire tale cibo con orina quando non hanno sale.