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— Sicchè anch’io morrò?

— No, io ti darò il mezzo di salvarti.

Abd-el-Kerim si gettò ai piedi di Ahmed mandando un grido di gioia.

— Odimi, disse Ahmed, rialzandolo. I miei guerrieri hanno la barbara abitudine di far sventrare i prigionieri condannati a morte, dai bufali o dai leoni. È bensì vero che armano il condannato d’una scimitarra, ma, come puoi immaginarti, difficilmente scampano alla morte. Se però ammazzano l’animale sono proclamati guerrieri e quindi posti in libertà.

— E così combatterò contro i bufali?

— No ti metterò di fronte un leone al quale avrò dato prima una bevanda che lo priverà della sua forza, che lo ubbriacherà. Ti sarà facile ucciderlo con un colpo di scimitarra.

— Ah! grazie! Ahmed!

— Come vedi, io ti salvo dalla morte, ma bisogna che tu diventi mio seguace, che mi adori e rispetti come adoravi e rispettavi Mohammed il primo profeta.

— Farò tutto quello che vorrai. E i mei compagni li salverai?

— È impossibile. Non ardirei tentarlo. Va, ora, ritorna fra i prigionieri e arrivederci a domani alla zeribak.

Battè le mani: due guerrieri entrarono inginocchiandosi dinanzi a lui.

— Conducete quest’uomo nella capanna dei prigionieri, disse a loro il Mahdi. Badate che se qualcuno lo tocca, lo insulta o lo percuote è uomo morto.

Un istante dopo Abd-el-Kerim e i guerrieri uscivano dal tugul di Mohammed ed entravano in quello dei prigionieri, sotto il quale, distesi per terra, strettamente legati, tremanti di spavento e d’angoscia stavano i tre egiziani.

Vedendo Abd-el-Kerim, uno di essi, il meno maltrattato, si alzò penosamente sulle ginocchia interrogandolo con uno sguardo lagrimoso.

— Siamo perduti, rispose l’arabo.


La Favorita del Mahdi. 21