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— Sapete forse qualche cosa voi?...

— No, non so niente, ve lo giuro.

La faccia dell’almea si alterò orribilmente; stette per alcuni istanti muta colle mani strette sul cuore.

— Sono forte, disse poi rizzandosi fieramente, e sono preparata a tutto. Conducetemi da Hicks pascià.

— Quando mi dite di essere preparata a tutto possiamo andare.

Si gettarono ad armacollo i remington e uscirono dal tugul inoltrandosi fra le tende delle compagnie accampate. Gli egiziani, vedendo uscire due ufficiali basci-bozuk invece di un uomo e di una donna si guardavan l’un l’altro sorpresi, non potendo credere ai loro occhi, ma O’Donovan non lasciò a loro tempo di osservare troppo.

— Prendiamo questo sentiero, diss’egli. Questi soldati si sono accorti del travestimento.

— Forse non ho il portamento d’un soldato, mormorò Fathma.

— Non è questo. Si sono accorti perchè vi avevano visto entrare e sapevano che il tugul non alloggiava basci-bozuk. Del resto poco importa.

Presero un sentieruzzo che scendeva, serpeggiando, il declivio di un colle ed in poco tempo giunsero sul limite estremo del bosco. Fathma e Omar s’arrestarono sorpresi dal grandioso spettacolo che si presentava dinanzi ai loro occhi.

A duecento metri da loro, in una immensa pianura ondulata, cosparsa da gruppetti di palme, accampava l’esercito egiziano comandato da Hicks e da Aladin pascià, forte di undicimila e più uomini.

Immaginatevi tre o quattro mila tende, disposte nel massimo disordine, secondo il capriccio di coloro che le abitavano, ritte o atterrate, lacerate o rattoppate, bianche o dipinte, alcune aggruppate strettamente, altre separate da centinaia e centinaia di piedi, arrampicantesi sulle colline sabbiose o sui pendii di aridissime rupi. Nel mezzo s’alzavano, e queste con un po’ d’ordine, le tende più elevate degli ufficiali, dello stato maggiore e quelle dei gene-