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— Tu sai già come sono le donne che amano, e quando queste donne sono greche. Sono sempre gelose di tutti e di tutto, gelose persino del sole, dell’aria, della luce.

— Povera Elenka, mormorò l’arabo. Se il Profeta mi conserverà in vita, la farò... felice.

La sua fronte s’abbuiò e la fiamma vivace che brillavagli negli occhi si spense.

— Hai qualche funesto presentimento, Abd-el-Kerim? chiese il greco celiando.

— No, e spero di non averne mai. Sono fatalista come quelli della mia razza, e ciò basta per tranquillarmi anche nei più terribili momenti.

« Cambiando discorso, che si fa a Hossanieh?

— Si ozia sempre. Dhafar pascià senza i rinforzi che devono venire da Chartum non si metterà in campagna. Manchiamo totalmente di artiglierie e tu sai che senza queste non si possono affrontare i ribelli.

— Temo che i rinforzi arrivino molto tardi. La spedizione di Hicks pascià costò dodici milioni ed ora le casse sono vuote. E che nuove dal Sudan?

— Sempre tristi, Notis. Il Mahdi è più forte che mai e non so come lo vinceremo.

— Bah! fe’ il greco, alzando le spalle. Non dò due mesi di vita a quel falso profeta. Aspetta che veniamo alle mani colle sue orde e tu le vedrai squagliarsi come neve al sole.

— Non illudiamoci, Notis, e non disprezziamo troppo quegli insorti che l’anno scorso hanno schiacciato completamente 8000 Egiziani di Yussif pascià e che hanno espugnato El-Obeid. Credi a me, abbiamo un osso duro da rodere.

— Ma coi cannoni e coi remingtons lo si roderà.

— Gli Egiziani hanno paura del Mahdi e dei suoi terribili guerrieri.

— Eh! via! Siamo in molti e bene armati.

— Ma disorganizzati. Allàh non voglia che noi abbiamo ad essere vinti: se veniamo rotti, neppure uno rientrerà in Chartum, te lo dico io, Notis. Non si darà quartiere a nessuno, nemmeno ai feriti.