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zione della mia nessuna Maestà, come la conquistatrice acies romana, in trè file - una dei saggiatori della purezza delle parole, l’altra degli investigatori della castità della frase, la terza de’ stimatori della qualità dello stile. Come vedete, per spartizioni e per tagli io non la cedo a un beccajo... nè ad un metafisico.

I nemici non sono pochi. Ma, ¡su le màniche! e avanti. Non ho coraggio bastante per aver paura.

Si affaccia prima la pigmèa e sparuta (perchè cibata di pura crusca) fanteria de’ gramàtici, la penna in resta, la brachetta fuori. Prèndersela con costoro — ùltimo avanzo di un’oste già debellata — gli è come azzuffarsi colle ombre del cardinal Bembo e di Benedetto Varchi. Non me ne òccupo quindi che come di partita pro-memoria in un bilancio. Questa schiera è composta, o, a dir meglio, era or fà qualche anno, di tutti coloro che possedèvano fede accadèmica di miserabilità intellettuale, di coloro che, non sapendo far libri, facèvano dizionari e s’inquiètavano per la corrotta italianità e pei dialettismi non trattenuti da alcuna forca e per le stesse nuove scoperte apportatrici di vocàboli nuovi. Pur di non dire «vagone» avrèbbero sempre viaggiato in vettura. Èrano, in gergo scientifico, chiamati cultori della istruzione,