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donano a dei mercenarii. Ed è una strana contraddizione — sulla quale mi piace insistere — che mentre oggi nelle classi ricche si è straordinariamente sviluppato il senso della solidarietà e soprattutto ogni forma di aiuto e di beneficenza verso l’infanzia abbandonata o traviata, si siano invece affievoliti nei genitori ricchi il senso di responsabilità e la cura verso i propri figli. Vi sono infatti signore che lavorano tutto l’anno con fervore in opere di carità, e credono con ciò d’aver esaurito ogni loro obbligo, d’avere, per dir così, acquistato una specie di carta di scusa che le esoneri da altri doveri, dal dovere di preoccuparsi di chi le circonda più da vicino, dei loro bambini, i quali sentono la nostalgia di queste mamme troppo affaccendate e troppo lontane dalla famiglia.

Negli ambienti della piccola borghesia e soprattutto negli ambienti operai, la trascuranza — totale o relativa — dell’educazione dei figli, è dovuta non a un atto di volontà, ma ad una necessità. Il padre e la madre che sono tutto il giorno occupati al lavoro, alla fabbrica, nei negozi, non possono evidentemente compiere intero il loro dovere. Ed è uno dei delitti fatali dell’industrialismo moderno, e del conseguente urbanismo, di aver disgregata la famiglia, rompendo quasi a for-